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Uno sguardo al futuro

Cosa c’è nel futuro del vivaismo? Non è facile dirlo perché le previsioni, a volte, vengono poi smentite dalla realtà.

Certamente conosceremo le piante transgeniche e le biotecnologie, la ricerca continuerà a “sfornare” risultati spettacolari ma, molto probabilmente, i grandi problemi che ci affliggono (in particolare eccedenze in una parte del mondo e fame dall’altra) rimarranno da risolvere.

Di sicuro anche nel futuro ci saranno vivaisti. Sarà più difficile improvvisare questa professione, perché per rispondere alle esigenze che mutano occorrerà una preparazione sempre più specifica, non alla portata di tutti.

Sarà quindi necessaria maggiore “specializzazione“.

La produzione eccedentaria continuerà a stimolare la competizione fra i produttori: saranno ovviamente avvantaggiati quanti operano in zone dalle caratteristiche pedoclimatiche e sociali più favorevoli (l’alta Romagna è una di queste).

Sarà pertanto premiata la “vocazionalità delle zone“.

Le condizioni di lavoro cambieranno in base alle nuove esigenze produttive ed alle nuove tecnologie che si renderanno disponibili. Chi le capirà, le farà proprie (con l’umiltà che occorre per potere imparare sempre) e le metterà a disposizione dei propri clienti, vincerà la sfida del futuro.

Sarà pertanto indispensabile “l’aggiornamento tecnico“.

In definitiva il vivaista del futuro, così come lo è quello del presente e lo era quello del passato, sarà animato da un requisito fondamentale: la passione per il proprio lavoro.

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